Il prodotto di nicchia è qualcosa di realmente esclusivo, in virtù del suo valore immateriale. Ma cosa accade se il consumatore non ti riconosce come tale?

Quante volte si sente dire “questo è un prodotto di nicchia”. Lo si fa per sottolinearne l’esclusività, e per far capire che comprarlo è quasi un privilegio, qualcosa che ci si deve conquistare, ricercandolo e anche pagando di più. Nel mondo del vino di prodotti così ce ne sono, senza dubbio. Vini frutto di un artigianato di altissima qualità, che provengono da uve coltivate in vigneti famosi da molti decenni, se non da secoli. Bussia, Cannubi, Sassicaia, Il Greppo, Rancia, Vigna Monticchio per fare esempi di casa nostra. In Francia abbiamo l’imbarazzo della scelta, a Bordeaux, in Borgogna, in Champagne, in Alsazia, nella valle del Rodano.
Tutti questi vini hanno una storia, un vero pedigree, che ne fanno qualcosa di realmente esclusivo, quasi fossero dei flaconi di territorio e di cultura materiale. È la stessa ragione per la quale un quadro o una scultura di un determinato autore ha un valore molto alto e altre opere, fatte con identici materiali e simili costi di produzione, invece no. Si chiama valore immateriale, capacità di rappresentare in modo iconico. E in questo sta il loro essere “nicchia”, in senso simbolico. E da questo dipende anche il loro costo.

A trent’anni Luca Gungui, dopo essersi laureato in materie giuridiche e aver maturato diverse esperienze professionali nel privato e nel pubblico lontano dal suo paese, decide di cambiare la sua vita.
Decide di fare il vignaiolo!

Forte di una lunga tradizione familiare nei campi, nel 2015 lavora i vigneti di casa, dal garage del padre ricava una piccola cantina e fa il suo unico vino: Berteru, che in lingua sarda significa “veritiero”, in onore al Cannonau in purezza, tipico di Mamoiada.

I vigneti, lavorati ad alberello, sono costituiti da piccole parcelle che vanno dal mezzo ettaro a massimo un ettaro, molto distanti tra loro nell’agro del paese, l’altitudine varia dai 600 ai 750 metri s.l.m., il suolo è di derivazione granitica.

I trattamenti, massimo due l’anno, vengono eseguiti con zolfo e, al bisogno, zolfo con piccolissime dosi di rame.

Tutti i lavori vengono eseguiti manualmente, la terra viene smossa, come da tradizione del paese, con arature e scalzature senza irrigazione e affidandosi esclusivamente alle stagioni e alle annate.